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Debre Marcos
Vivere liberi con cose semplici
L’esperienza di Paolo Caneva, missionario laico in Etiopia.
di Daniele Liani
Esiste un'Italia di persone di buona volontà che disdegnano riconoscimenti personali e successo, non inseguono iniziative imprenditoriali dai fatturati sorprendenti, o l’accumulo di denaro, di beni patrimoniali o di consumo per la gratificazione del proprio orgoglio e per l’ostentazione delle proprie capacità. Sono storie di ragazzi di cui si parla sempre troppo pocoPaolo Caneva con un bambino etiope e che, lontano da clamori, lasciano, chi per alcuni anni, chi per periodi più lunghi, le sicurezze di una vita agiata, ma dai ritmi frenetici imposti e dalle scadenze ossessivamente predeterminate, per rivolgere la loro fraterna attenzione a popoli svantaggiati e alle persone in difficoltà. Paolo Caneva è un missionario laico e un amico, anzi un ‘fratello’ (perché in questo modo a lui piace considerare le persone, a volte anche sconosciute, che sostiene con schietta gratuità), che si trova ora dall’altra parte del Mediterraneo, a Endibir in Etiopia, nel cuore dell’Africa più povera, sostenuto dalla fede e dalla rassicurante presenza di Shitaye, conosciuta in un villaggio non troppo distante da Addis Abeba, che ora lo segue ovunque con l’affettuosa dedizione di moglie e preziosa collaboratrice. Paolo ci racconta la sua storia, di quando ha deciso di rinunciare ad un posto di lavoro sicuro, in Friuli, iniziando a distogliere lo sguardo da vetrine che esponevano scarpe di lusso, abiti griffati o auto sportive, per seguire un ideale più gratificante, giusto ed equo. Un progetto e uno stile di vita più sobri che forse erano già richiamo, per lui, da molto tempo prima e che gli indicavano che poteva coniugare perfettamente due concetti difficilmente conciliabili: la famiglia, intesa in senso tradizionale, e il servizio agli ultimi del mondo.
Paolo, qual era il tuo stile di vita prima e dopo l’importante scelta, quando hai capito che quello che per te era un tempo essenziale non aveva più la stessa importanza?
Direi, che negli anni dell’adolescenza il mio interesse era concentrato quasi esclusivamente sui beni materiali. Inoltre, l’aspetto fisico era per me molto importante, ed i divertimenti non avevano Bambini etiopilimite. Ero disposto a qualsiasi cosa per essere più alla moda e per stare con gli amici. Veramente non avevo limite, consideravo l’aspetto fisico come la cosa più importante per la quale impegnarsi. Poi, fortunatamente, qualcosa è cambiato. Non c’è un momento preciso nel quale ho cambiato stile di vita, ma ovviamente ha influito moltissimo il mio primo viaggio in Etiopia. Avevo visto scene di povertà in televisione o letto articoli sui giornali, ma vedere tutta questa povertà con i miei occhi mi ha colpito in modo indelebile. Adesso con piacere rinuncio a molte cose che una volta ritenevo indispensabili, so che posso fare del bene se io rinuncio. E poi mi sento molto meglio, cercare nella vita il bene degli altri dà molta soddisfazione. A fine serata mi sento di dire: ‘Oggi ho aiutato il prossimo’ e questo mi rende molto contento. Spesso penso che se avessi cambiato stile di vita prima avrei potuto aiutare di più, per questo desidero impegnarmi in un opera di sensibilizzazione nei paesi più sviluppati.
Prima di maturare questa scelta c’è stato un evento in particolare o qualcosa, che ti abbiano portato a riflettere e cercare altrove?
Come ho già detto il mio primo viaggio in Etiopia mi ha fatto riflettere moltissimo. Proprio in quella occasione ho avuto la fortuna di incontrare le suore di Madre Teresa. Mi ha colpito molto il loro stile di vita. Così semplice e modesto. Il lavoro e la preghiera caratterizzano la loro giornata il modo esclusivo, il tempo per la loro vita privata è praticamente inesistente. Ma nonostante tutto erano serene e felici, e questo mi ha fatto pensare. E poi ho capito cosa vuol dire vivere liberi dalle cose è un peso in meno ed inoltre si impara ad apprezzare le cose semplici.
Quando hai deciso di lasciare stabilmente l’Italia per trasferirti in Africa, quali pensieri ti passavano per la mente?
Ero tanto felice di poter dedicarmi al servizio del prossimo che quasi dimenticavo tutto il resto. Certo non è semplice lasciare un lavoro fisso, ma in questi casi la fede aiuta molto, so L'antica bandiera dell'Etiopiache se si fa qualcosa di buono per Dio tutto andrà per il meglio. Ammetto che quando immagino il futuro mi sembra di vederlo nero, ho poche certezze. Ma cerco subito di cambiare la mia visione e trasferirla sul momento presente e mi dico che tutto è nelle mani del Signore, anche se avessi mille certezze potrebbe finire tutto in un attimo. Quando ho lasciato l’Italia pensavo soprattutto agli amici e alla famiglia che mi dispiaceva molto lasciare, ma ho sempre l’idea che sia gli amici che la famiglia resteranno gli stessi anche dopo tanti anni, quando rientrerò sono sicuro che potrò ristabilire gli stessi rapporti che avevo un tempo.
Qual è stata l’impressione che hai ricevuto al tuo arrivo in Etiopia?
E’ stato un momento molto difficile, vedere tanta povertà in un momento solo. E ogni volta che vado ad Addis Abeba è la stessa cosa. Ci sono delle vie che sembrano degli ospedali a cielo aperto, gente con ogni tipo di malattia che dipende esclusivamente dagli aiuti dei passanti.
Di cosa ti occupi ora nel paese africano?
A fine serata mi sento di dire: ‘Oggi ho aiutato il prossimo’ e questo mi rende molto contento.(Paolo Caneva)Adesso seguo le adozioni a distanza, sono molto contento di fare questo lavoro. Mi piace perché ho la possibilità di comunicare la situazione che c’è qui. Una povertà senza limite. I villaggi della regione in cui abito sono assolutamente abbandonati a se stessi. Non c’è luce, acqua, non ci sono ospedali, scuole, alcun tipo di iniziativa sociale. Qui devo fare un appunto sul lavoro della Chiesa Cattolica che sta facendo veramente tanto per aiutare i poveri, e la cosa più bella è che lo fa senza cercare di convertire le persone, ma solo per l’amore dell’uomo. Sto seguendo anche due piccoli progetti in due prigioni della zona, stiamo cercando di fare una convenzione con un ospedale, in quanto i prigionieri non hanno neppure le cure di base.
C’è qualche episodio particolare, curioso o divertente che ti piace ricordare?
Ricordo sempre con piacere le serate che ho passato in compagnia dei giovani etiopi. Ci incontriamo nelle case e balliamo le danze tradizionali, è troppo divertente. E la cosa bella è il clima di semplicità che si vive.
Se un domani tu decidessi di interrompere questa avventura, che insegnamento potresti raccontarci di aver avuto da questa esperienza e che messaggio riterresti di dover diffondere con maggiore urgenza al tuo rientro?
Ho imparato cosa vuol dire vivere con calma ed apprezzare le cose semplici della vita. Qui sono fortunato a vivere immerso nella natura, ed ogni giorno mi piace fermarmi a contemplarla e la cosa fantastica è che ogni giorno è diversa. E’ proprio questo il pensiero che vorrei trasmettere, impariamo a godere delle cose che abbiamo e vivremo felici.
Cosa ti senti di dire ai ragazzi e giovani attratti da stili di vita consumistici?
Sento di dire che non ne vale la pena. L’impegno per le persone bisognose non ha paragoni. La soddisfazione che deriva dall’impegnarsi è veramente grandissima. Sembra che avere più cose renda felici, ma quando penso a questo mi vengono sempre in mente le suore di Madre Teresa, non ho mai visto persone che trasmettono una tale serenità eppure non possiedono niente.
Paolo CanevaCi sono delle proposte che vorresti rivolgere a chi desiderasse fare anche una breve esperienza di questo tipo?
Uso una frase di madre Teresa, lei diceva sempre vieni e vedi. Direi che non c’è niente di meglio, fare un’esperienza in un paese povero riempie il cuore. Da parte mia sono sempre contento di ospitare chiunque desideri passare da queste parti. Il mio indirizzo mail è: paolo.caneva@poste.it.
Fonte: http://www.l-arcadinoe.com/
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